Liste fantasma nei piccoli Comuni, finalmente ci siamo?

Nel fine settimana dell’8 e 9 Giugno, giorno delle elezioni europee, andranno al voto anche molti comuni. Tra questi, ben 22 in Provincia di Rieti sotto i mille abitanti, quindi esposti al malcostume della presentazione di liste “fantasma” di comodo o propaganda che nulla hanno a che fare con quel comune; a volte, per mancanza di alternativa all’unica lista reale, hanno anche fatto eletti, mai presentatisi, comprimendo ulteriormente i diritti politici dei cittadini.

Sabina Radicale da tempo chiede una soluzione al problema e nel 2019 presentò, tramite il deputato di +Europa Alessandro Fusacchia, un semplice disegno di legge che prevedeva l’obbligo di 2 sottoscrizioni. Un ordine del giorno che impegnava il governo a risolvere il problema, fu inoltre presentato (ancora da Fusacchia) e approvato nel 2021.

Lo scorso maggio abbiamo chiesto di ripresentare quella proposta nella nuova legislatura a tre deputati: due eletti in questo territorio (Trancassini per la destra, Madia per il PD) e Magi come segretario di +Europa; purtroppo l’invito non è stato raccolto.

Tuttavia, proprio in quei giorni, la senatrice Pirovano della Lega presentava una sua proposta (S.379) che ha fatto il suo corso in Senato (approvata all’unanimità) e passata alla Camera non ha ricevuto emendamenti in Commissione Affari Costituzionali; ora è in attesa del parere della Commissione Bilancio, che non avrà sicuramente nulla da eccepire.

C’è quindi la concreta speranza che essa diventi legge e probabilmente già per questo turno amministrativo.

La proposta prevede:

  • non meno di 15 e da non più di 30 firme nei comuni tra 751 e 1.000 abitanti (solo quattro al momento in provincia, ma nessuno in questa tornata elettorale)
  • non meno di 10 e da non più di 20 firme nei comuni con popolazione compresa tra 501 e 750 abitanti (per questa tornata: Accumoli, Configni, Frasso, Longone, Mompeo, Monte San Giovanni, Poggio San Lorenzo, Posta, Roccantica)
  • non meno di 5 e da non più di 10 firme nei comuni con popolazione fino a 500 abitanti (per questa tornata: Castel Di Tora, Collegiove, Colli Sul Velino, Concerviano, Labro, Micigliano, Montasola, Morro Reatino, Orvinio, Paganico, Pozzaglia Sabina, Turania, Vacone).

Caso “PD = MAFIA”: vedere e garantire non è fiancheggiare

Sabina Radicale esprime solidarietà al Partito Democratico di Fara in Sabina, dove sono state segnalate diverse scritte PD = MAFIA.  La campagna di calunnia e disinformazione, organica alla strategia della tensione e di restrizione dei diritti, messa in atto dal governo Meloni, ha dunque trovato il suo ricasco anche localmente.

Ricordiamo che le visite nelle carceri rientrano nel “mandato” di Parlamentari e Consiglieri Regionali, e cioè esse non sono un loro diritto ma uno dei loro compiti. Questo mandato è volto a verificare le condizioni di detenzione ed espressamente non consente di prendere in considerazione la situazione processuale o criminale dei detenuti.

Se affianchiamo questa campagna di calunnia alle proposte di modifica costituzionale, anche a prima firma Giorgia Meloni, contrarie alla funzione rieducativa della pena, è evidente il disegno: una società in cui si progetta di far uscire dal carcere (qualcuno dovrà pure prima o poi uscire) dei delinquenti e non dei rieducati, abbruttiti ed incattiviti da condizioni di detenzione su cui nessuno ha vigilato. Un disegno di società volutamente insicura, coerente con il “tutti armati” che è nelle loro corde (si veda la recente uscita di Fazzolari sul tiro a segno nelle scuole).

Nei confronti del PD non ci fermiamo però alla solidarietà: ci auguriamo che questo partito, che trent’anni fa – in un periodo emergenziale – era contrario a quella norma pur provvisoria, e con motivazioni oggi ancor più valide, non si faccia imbrigliare in questo disegno ed affermi, come NON sta facendo, che l’istituto del 41bis, così come attuato, è una forma di tortura – come ribadito da numerose istituzioni internazionali ed anche controproducente, se mafiosi non furono estradati dagli Stati Uniti a motivo della esistenza di questo regime inutilmente vessatorio.

Chiediamo dunque, ad esponenti e militanti del PD, ed offriamo a chi immagini nella destra un diverso progetto che quello esposto, di cogliere l’occasione della iniziativa “Devi vedere” lanciata da Radicali Roma e che presto verrà allargata da Radicali Italiani all’intero territorio nazionale.

E’ una iniziativa che permette a tutti i cittadini di poter effettuare quelle visite ai luoghi di detenzione, ovviamente – per noi comuni cittadini – previa autorizzazione dell’Amministrazione Penitenziaria. Anche Rieti mesi fa fu coinvolta, ed in diversi dalla destra a posteriori ci segnalarono il loro rammarico per non averne saputo. Ora l’iniziativa è di nuovo disponibile: https://partecipa.radicaliroma.it/devi_vedere

I due candidati della lista reatina di +Europa-Radicali Italiani-Volt

Espressione del territorio reatino e sabino sono i due candidati della lista +Europa-Radicali Italiani-Volt, costituitasi per le elezioni regionali e presente nella coalizione a supporto del candidato presidente Alessio D’Amato. Di Rieti e segretario di Sabina Radicale è Marco Giordani. Da sempre attivista radicale è Valentina Cosimati, residente a Mentana.

Marco Giordani, 65 anni, reatino da oltre 30, informatico, è stato impegnato in diverse iniziative civiche e politiche a Rieti: nel 2005 ha svolto il coordinamento provinciale della campagna referendaria sulla procreazione medicalmente assistita. Dal 2008 iscritto alla Associazione Luca Coscioni, è stato nel 2009 tra i fondatori di Sabina Radicale, associazione aderente a Radicali Italiani, di cui da tre anni è membro del Comitato Nazionale. In città, ha svolto il ruolo di tesoriere e presidente di Rieti Virtuosa ed è stato promotore nel 2017 della iniziativa per Paolo Fosso sindaco, dalla quale è sorta NOME Officina Politica.

Valentina Cosimati è candidata della lista +Europa-Radicali Italiani-Volt nel collegio reatino e in quello di Roma e provincia. Ha partecipato alle elezioni comunali di Mentana, a Rieti con NOME Officina Politica e alle politiche in Abruzzo con +Europa. Esperta di nuove pedagogie, multiculturalismo e divulgazione, autrice. Laureata con lode in Lettere, ha svolto lavoro giornalistico per anni, è stata la prima italiana assunta dalla Corte Penale Internazionale. McLuhan junior fellow, attualmente presidente della associazione La Giraffa Impertinente

www.piueuropa.eu
www.radicali.it
www.voltitalia.it

Analisi dei dati ASL su Interruzione Volontaria di Gravidanza a Rieti.

di Marco Giordani

Negli ultimi anni in molti, primi tra tutti Radicali Italiani con la campagna “Libera di Abortire”, hanno alzato un allarme sulle restrizioni all’accesso all’Interruzione Volontaria di Gravidanza. La procedura legale di aborto, definita dalla legge 194 del 1978, non è stata mai senza ostacoli, viste le percentuali di obiezioni di coscienza tra gli operatori, ma ha visto recentemente una ulteriore stretta nelle regioni governate dalla destra. L’ultima notizia di questi giorni è la revoca da parte della Regione Marche della convenzione con l’associazione AIED di Ascoli che da sola effettuava una IVG ogni sei dell’intera regione.

La provincia di Rieti si trova ad essere oggi circondata da tre regioni (Umbria, Marche, Abruzzo) in cui in vari modi si è evidenziata questa stretta.

Il tema è di interesse innanzitutto come monito affinché non si corra, con le prossime elezioni regionali, questo rischio anche nella Regione Lazio, ma anche perché gran parte delle reatine utenti del servizio si rivolgono proprio a quelle regioni: questo leggiamo dai dati che la ASL di Rieti ha infatti fornito a Sabina Radicale che ne ha fatto richiesta[1] e che riguardano gli anni dal 2018 al 2021.

Da essi ricaviamo innanzitutto come l’accesso delle reatine a questo servizio (214 nel 2018 e 2019) sia diminuito nel 2020, primo anno del Covid, molto più che nel resto del Paese: i dati del Ministero relativi alla IVG[2] si fermano al 2020, ma mostrano che rispetto al 2019 c’è stata una diminuzione del 9% in Italia e del 4% nel Lazio. Nello stesso periodo le reatine che hanno ricorso ad IVG sono state 178, il 17% in meno. I dati ASL del 2021 ci indicano poi una ulteriore calo del 19% rispetto al 2020.

Pur nel notevole calo del ricorso delle reatine ad IVG, quella che rimane costante negli anni è però l’emigrazione: in tutti i quattro anni osservati, oltre il 40% si rivolge fuori provincia, con il 21% che nel 2018 e 2019 andava fuori regione (con un calo al 17% e 10% negli anni del Covid, compensato da un aumento su Roma).

Questo dato di emigrazione extra regionale per IVG può essere confrontato con quello dei generali ricoveri sanitari fuori regione che vede Rieti secondo ISTAT[3] passare nel 2020 dal 33% al 20%. Quella generale è una diminuzione che ha senz’altro una delle sue ragioni nelle restrizioni Covid e che ritroviamo nei dati assoluti IVG in cui nel 2020 si passa da 45 a 30 IVG. Costante rimane invece l’emigrazione verso Roma mentre cala notevolmente (specie nel 2021) il ricorso alla ASL di Rieti.


L’emigrazione extra regionale di Rieti avviene soprattutto verso Terni, Narni, Avezzano e L’Aquila. Questo mentre dai dati del Ministero relativi al 2020 si riscontra che mentre Lazio e Marche registravano mobilità attiva, proprio Umbria ed Abruzzo vedevano un saldo negativo (più proprie cittadine andare in altre regioni che cittadine venire da altre regioni); dal che si potrebbe leggere come più che essere attrattive Umbria ed Abruzzo, fosse la ASL reatina ad essere respingente.

Per tutta la mobilità sanitaria extra regionale, per la provincia di Rieti incide molto il suo essere incuneata tra altre regioni; questo però dovrebbe comportare anche una migrazione opposta, mentre invece la ASL di Rieti, che fa muovere verso altre regioni il 20% delle utenti, non arriva al 2% come tasso di interventi per residenti extra regione, valore che a livello regionale e nazionale (cioè su ASL meno incuneate tra altre regioni) è al 4,2% e 4,7%.

Per valutare quanto a Rieti la struttura supporti la richiesta di servizio IVG, può essere utile anche il Tasso di Abortività, calcolato come rapporto (x 1000) delle IVG rispetto alla popolazione femminile da 15 a 49 anni.

Da questi dati Rieti risultava avere, prima del Covid, un tasso notevolmente superiore agli altri territori per quanto riguarda le IVG delle proprie cittadine, mentre è notevolmente inferiore se si considerano le IVG effettuate dalla ASL. Saranno dati da osservare e vigilare nei prossimi anni, ed intanto interrogarsi se questo alto tasso per quanto riguarda l’accesso ad IVG possa dipendere da minore prevenzione ed informazione.

Infine, riportiamo il dato dell’obiezione, che per quanto riguarda i ginecologi a Rieti è dell’89% (8 su 9) mentre si attestava (nel 2020) al 68% nel Lazio, al 70% in Umbria e Marche, al 84% in Abruzzo. Occorrerebbe conoscere come il servizio viene offerto per capire quanto questa situazione, pur gestita da ASL Rieti con “collaborazione di un ginecologo non obiettore a gettone per garantire la completa applicazione della legge 194/1978 in tutti i casi in cui richiesta”, incida sulle evidenze che qui abbiamo riportato.


[1] ASL RI, prot. 58646 e 83453 – riscontro ed integrazione ad istanza di accesso civico generalizzato ex art.5 comma 2 Dlgs 33/2013

[2] https://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?id=3236

[3] https://www.asl.rieti.it/notizie-1/dettaglio-notizia/rilevamento-istat-su-migrazione-sanitaria-il-reatino-la-provincia-piu-virtuosa

Liste fantasma nei piccoli comuni: la soluzione può essere solo politica.

La cronaca riporta il rinvio a giudizio a Rieti per un consigliere comunale di Varco, accusato di aver falsificato atti relativi ad una candidatura per liste fantasma, quelle liste di cui in troppi approfittano del fatto che nei comuni sotto mille abitanti non è prevista nessuna firma di sottoscrizione.

In realtà il procedimento in corso non contesta la presentazione della lista “fantasma” ma il fatto che i candidati, per risparmiare tempo e denaro, non si fossero fisicamente recati da un pubblico ufficiale per autenticare la firma ed in Comune per depositare la lista.

Queste sono irregolarità a cui non sono nuovi neppure i grandi partiti nelle grandi città (si ricorderà il caso “Firmigoni” per il quale si riconobbe che l’allora presidente lombardo Formigoni si era presentato alle elezioni con firme false sulle liste.

Il problema delle liste fantasma nei piccoli comuni non si risolverà per via giudiziaria ma per via politica, con la modifica della legge elettorale.

Sabina Radicale ha proposto, per il tramite di Alessandro Fusacchia, delle semplici modifiche che eliminerebbero il problema senza pesare sui cittadini dei comuni vittime del “giochino” e nell’aprile scorso è stato approvato dalla Camera dei Deputati un Ordine Del Giorno in tal senso.

Quanto occorre è però un impegno corale, specialmente da parte degli eletti nei territori vittime di questo malcostume; e naturalmente partendo dagli altri tre nostri deputati.

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Il dossier con le altre proposte avanzate per la soluzione del problema è in https://sabinaradicale.it/2021/05/01/fine-delle-liste-fantasma-nei-nostri-piccoli-comuni/

Al liceo classico un dibattito voluto dai giovani sull’eutanasia.

Quest’anno gli studenti del Liceo Classico di Rieti hanno scelto di impegnare la loro assemblea di istituto in un dibattito sull’eutanasia. L’appuntamento si è svolto mercoledì 22 dicembre.

Il diritto ad una fine dignitosa, attualmente impedito dalla legge come scritta nel 1930, fu proposto in parlamento una prima volta nel 1984, ben 37 anni fa. Rieti ebbe un ruolo di rilievo allora, Nel 2006 Piergiorgio Welby, tre mesi prima di morire, ne scrisse al Presidente della Repubblica, che gli rispose auspicando un “confronto sensibile e approfondito, nelle sedi più idonee, perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l’elusione di ogni responsabile chiarimento”. Ma il silenzio e la elusione sono continuati, oltre la proposta di legge di iniziativa popolare del 2013, oltre nel 2018 la sospensione del giudizio da parte della Corte Costituzionale per dare un anno al Parlamento per legiferare. Solo l’ondata di firme per il referendum, che terremo nella prossima primavera, è riuscita a far sì che il Parlamento “fingesse” di occuparsi del tema; ora si tratta di convincere i difensori dello status quo ad un dibattito aperto, che finora hanno voluto evitare. Per questo Sabina Radicale si complimenta e ringrazia per l’iniziativa i ragazzi e la scuola, in particolare Martina Eleuteri, Giacomo Orsini e Mattia Santoprete, gli studenti che si sono fatti promotori dell’iniziativa.

In questo quadro, il ruolo di Rieti non è stato secondario: già nel 1986 l’Ordine degli Avvocati tenne un convegno di tre giorni sul tema (lo potete riascoltare sul sito di RadioRadicale cercando “Rieti”); nel 2012 Gildo Balestrieri volle essere il testimonial della Associazione Luca Coscioni per la raccolta firme sulla proposta di legge, terminando poi la sua vita ad inizio del 2013.

Il dibattito reatino della passata settimana si è potuto purtroppo svolgere solo online ma ciò ha facilitato la partecipazione di qualificati ospiti collegati da remoto: a sostenere le ragioni contro il referendum Massimo Gandolfini, portavoce del Family Day, e Francesca Romana Poleggi, direttrice editoriale del movimento ProVita & Famiglia. Per le argomentazioni a favore, Mina Welby, vicepresidente dell’Associazione Luca Coscioni.

Il noto psichiatra reatino Paolo Di Benedetto ha introdotto l’argomento dal punto di vista storico e fislosofico (da Seneca alla uccisione nazista dei minorati mentali), e ha voluto darne una conclusione letteraria (invitando a leggere Madame Bovary e Anna Karenina). Ha partecipato al dibattito anche Marco Giordani per Sabina Radicale.

Le quasi tre ore sono volate, anche perché Gandolfini e Poleggi hanno spaziato nelle loro argomentazioni dal testamento biologico (a loro detta equivalente ad eutanasia) al presunto progetto di suicidare i malati terminali per ridurre i costi della sanità, passando dal suicidio per amore all’aborto. Mina Welby, dal canto suo, ha confermato la sua capacità di empatia anche in un contesto di posizioni contrapposte ed affermazioni “forti”.

Moltissimi gli studenti che hanno assistito al dibattito (si sono visti sino a 250 partecipanti contemporanei, su circa 300 allievi del Liceo). In diversi sono intervenuti, ponendo in chat domande e osservazioni, tutte rivolte ai rappresentanti del ProVita, mostrandosi perplessi per le argomentazioni avanzate contro l’eutanasia.

In effetti l’interesse dei giovani, e dei giovani reatini in particolare, trova conferma nei dati aperti resi disponibili dalla Associazione Luca Coscioni: tra chi ha firmato online per l’eutanasia (non considerando quindi le firme cartacee) la fascia più giovane (18-24) a Rieti città costituisce il 28% del totale (mentre in Italia sono il 25%). Questo nonostante nella città di Rieti la raccolta cartacea sia stata una delle più capillari in Italia, specie nei luoghi di aggregazione giovanile (e infatti la provincia ad esclusione del capoluogo arriva ad una incidenza di oltre il 30% dei più giovani firmatari). Ciò denota una particolare attenzione dei giovani reatini al tema eutanasia che prescinde dalla maggior confidenza con il procedimento di firma online, dato che nei dati complessivi per il referendum cannabis, la stessa fascia di età non presenta un sensibile discostamento dal dato nazionale. Tutto ciò: la voglia di conoscenza e di partecipazione dei giovani, unita alla necessità di confronto da parte dei contrari – confronto non eludibile stavolta con l’espediente dell’astensione – ci danno fiducia per una bella primavera di diritti.

Eutanasia Legale, a Rieti e provincia un successo di squadra

Il referendum per Eutanasia Legale si avvia al deposito delle firme delle oltre un milione di adesioni di cittadini, deposito che avverrà l’8 Ottobre. Questi, nella sede del comitato, sono gli ultimi giorni per abbinare alle firme i certificati che i comuni stanno spedendo, per controllare gli ultimi moduli ricevuti e chiedere certificati.

Al giorno 27, a 10 giorni dal deposito, 677mila sono le firme cartacee raccolte a cui si aggiungono le 372mila raccolte online.

Pur in un quadro di successo inaspettato della raccolta, se in Italia ha sottoscritto un modulo cartaceo un elettore ogni 72, a Rieti questo è accaduto per un cittadino ogni 30 elettori. Risultato che spicca anche in confronto al resto della regione, che ha registrato 75 firme ogni 10mila abitanti, laddove la nostra provincia arriva a 269 e Rieti città addirittura a 724.

Sono infatti più di 4100 le firme raccolte, cui andrebbero aggiunte quelle che i cittadini hanno firmato nelle sedi comunali su tutto il territorio.

Questo è stato possibile grazie a 54 tavoli, dal primo del 18 giugno da Sabina Radicale fino a quello organizzato in città dai ragazzi di Controvento venerdì 24 settembre. A questi si sono aggiunte raccolte autonome dai volontari autenticatori per oltre 450 firme. Un plauso e ringraziamento va fatto ai molti avvocati (soprattutto avvocate, a dire il vero) che hanno offerto gratuitamente il proprio tempo per garantire ai cittadini questo diritto costituzionale. Ma non sono mancati in provincia ed in città sindaci, amministratori e consiglieri che si sono resi disponibili: a Cantalice sopra tutti ma anche a Longone, Rocca Sinibalda, Forano, Selci, Monteleone, Poggio Moiano.

Dal lato dei volontari, fondamentale l’apporto del gruppo di ragazzi che, avvicinatisi in questa occasione all’Associazione Luca Coscioni, sotto la denominazione di “Eutanasia Legale Rieti” hanno presidiato con impegno e costanza il capoluogo raccogliendovi quasi 2200 firme.

A Rieti città le firme raccolte sono state 3373, tra cui da Sabina Radicale 307 a Terminillo, 138 all’ingresso Ospedale, 82 all’interno del carcere.

In provincia sono stati organizzati tavoli dai ragazzi di MenteLocale a Poggio Mirteto, Fara, Montopoli (per 366 firme) e di Controvento (a Poggio Moiano, Monteleone, alla fiera di Osteria Nuova dove ha effettuato un tavolo anche Sinistra Italiana); e poi a Rocca Sinibalda e a Cittaducale dove l’iniziativa è venuta da una volontaria.

Tra i partiti politici promotori del referendum, oltre a Radicali Italiani e Sinistra Italiana, anche il Partito Socialista Italiano che ha attivato i propri militanti nei comuni.

Un grazie a tutti i cittadini con cui abbiamo condiviso questo obiettivo, agli uffici comunali per la disponibilità alla raccolta ed alla certificazione delle firme.

Controvento

Eutanasia Legale Rieti

MenteLocale

Partito Socialista Italiano

Sabina Radicale – Radicali Italiani

Sinistra Italiana

A gonfie vele la raccolta per Eutanasia Legale in Italia e a Rieti: tutti i numeri

Sta andando a gonfie vele la campagna per il Referendum Eutanasia Legale: al 22 Luglio solo dai tavoli di raccolta sono arrivate 172mila firme, e ne sono stimate 200mila (per tavoli non ancora comunicati).

Ma dentro questo successo spicca quello di Rieti: i dati ufficiali al 20 Luglio dal Comitato Eutanasia Legale certificano l’ottimo andamento della raccolta che si sta ottenendo in provincia, già evidenziato dal gruppo “Eutanasia Legale Rieti” di Raffaele Fracassi con le quasi 1100 firme raccolte alla data.

Nella classifica per comuni tra 10mila e 50mila abitanti, Rieti è al 1° posto assoluto con 1408 firme raccolte in città, ed al 6° rispetto agli abitanti: 30 firme (naturalmente non tutte di reatini) per mille abitanti. Non solo: se Rieti (47mila abitanti) fosse stata nella soglia degli oltre 50mila, sarebbe stata la città al 1° posto rispetto agli abitanti.

Di questo risultato va reso grande merito a quel gruppo, con la sua costanza a presidiare ogni fine settimana le più movimentate piazze cittadine. Ma c’è poi anche Fara in Sabina, con 100 firme (8 per mille abitanti) raccolte dall’associazione MenteLocale (che replicherà domenica a Montopoli) e, tra i comuni sotto ai 10mila abitanti, ancora 6° per abitanti Frasso Sabino dove alla Fiera mensile Controvento e Sabina Radicale raccolsero 55 firme per mille abitanti (ma era la fiera, da 20 comuni diversi).

Mancano poi altre raccolte già effettuate a quella data, da Controvento a Monteleone Sabino e Poggio Moiano, e quelle in corso ma non ancora comunicate da avvocati, consiglieri comunali, sindaci. Anche qui l’attivismo in provincia spicca, con ben 17 tra sindaci e consiglieri che si sono registrati come “promotori” (ma anche diversi altri sono attivi); basti pensare che la Provincia e città di Roma ne conta 13 e la somma delle altre province laziali appena 8.

Importante sarà nelle prossime settimane, avendo battuto così intensamente il capoluogo – ma si continua, incrementare i tavoli in Sabina (già programmati tavoli a Poggio Mirteto per due venerdì) e farsi trovare dai cittadini – non solo reatini – quanto più in ogni angolo del nostro territorio (già programmato Terminillo nei fine settimana agostani).

Marco Giordani
segretario Sabina Radicale
referente locale EutanasiaLegale per Associazione Luca Coscioni
referente locale EutanasiaLegale per Radicali Italiani

Fine delle liste fantasma nei nostri piccoli comuni?

Il governo assume l’impegno formale richiesto da Alessandro Fusacchia

Forse le elezioni di autunno saranno le prime in cui i comuni con meno di mille abitanti non subiranno l’invasione di liste composte da gente mai vista in paese e che mai si vedrà anche se eletta. Nella nostra provincia stavolta i comuni potenzialmente “attaccabili” saranno Ascrea, Borbona, Borgo Velino, Cittareale e Collalto Sabino.

E’ infatti stato approvato dalla Camera un Ordine del Giorno, presentato da Alessandro Fusacchia, che “impegna il governo a valutare l’opportunità di introdurre con successivo provvedimento, con riferimento alle elezioni di cui al presente decreto-legge, considerando la possibilità di una disciplina a regime, un numero minimo di sottoscrizioni da parte di residenti necessarie per la presentazione di liste elettorali alle elezioni comunali nei comuni con popolazione inferiore a mille abitanti.”[1]

Ricordiamo che il fenomeno si verifica da diversi anni e sistematicamente ad ogni turno di elezioni viene evidenziato nelle cronache locali minori (non certo nelle metropoli). Esso riguarda prevalentemente appartenenti a forze dell’ordine, anche se nelle ultime tornate, perlomeno a Rieti, si sono manifestate liste riconducibili ad un partito di estrema destra a base pugliese, probabilmente in cerca di visibilità ed accreditamento.

Qualche mese fa pare che finalmente qualcuno nella polizia e nel Parlamento si sia svegliato ed indignato, purtroppo non grazie a segnalazioni da prefetture e amministratori locali, o dai giornali locali a disposizione di tutti, ma ahimè da un servizio tv di Striscia la Notizia.[2]

L’ordine del giorno approvato dovrebbe ottenere una velocizzazione della proposta di legge, presentata alla Camera nel marzo 2019 sempre da Alessandro Fusacchia su richiesta di Sabina Radicale che già da due anni prima aveva chiesto a partiti, parlamentari o ANCI che si facessero carico del fenomeno.[3]

Proprio ieri a rinforzare questa iniziativa, ANCI Lazio ha risposto all’appello, grazie al suo Presidente, sindaco di Monterotondo.[4]

 “Velocizzare”, perché la proposta di legge non è ancora stata portata in discussione, non essendo stata appoggiata da altri parlamentari di gruppi di maggior peso (nonostante in provincia non manchino).

La proposta prevede semplicemente che le liste debbano essere corredate di almeno 2 firme di residenti.[5]

Successivamente alla nostra, al Senato sono state presentate due proposte di legge che si occupano anche di questo problema: una da un senatore leghista di Lodi ed una da un senatore del PD di Cuneo

La proposta leghista chiede che i comuni con più di 500 abitanti debbano raccogliere 25 firme, come quelli fino a 2mila abitanti, mentre per i più piccoli se ne richiederebbero il 5%.[6]

Questa è una proposta che impatterebbe notevolmente sui nostri comuni. In provincia di Rieti ci sono 22 comuni fino a 500 abitanti e 16 comuni tra 500 e 999. Per i comuni sotto a 500 abitanti significherebbe richiedere un minimo di 10 firme per 200 abitanti e il massimo di 20 firme potrebbe limitare la possibilità di presentare liste concorrenti.

L’altra proposta, del senatore PD, non agisce sul numero delle firme, ma richiede che “nei comuni con popolazione al di sotto dei 3.000 abitanti le liste dei candidati alla carica di consigliere comunale devono contenere almeno due terzi dei candidati residenti nel comune”. [7]

Questa proposta, che crea una discriminazione tra comuni di diversa dimensione, è ancora più impattante su Rieti: solo 10 comuni su 71 ne sarebbero esclusi. Sarebbe particolarmente impattante nei piccolissimi comuni dove non è insolito che si offrano, alla gestione della comunità, dei cittadini che, pur legati a quel comune, svolgono la loro attività lavorativa e quindi hanno residenza altrove.

Le due proposte di legge, unificate, sono attualmente in discussione in Commissione e trattano anche il tema del quorum da raggiungere quando c’è una sola lista. Esse hanno peraltro avuto già pareri contrari di costituzionalisti, che non ci sembrano essere applicabili in egual misura alla proposta Fusacchia.[8]

Marco Giordani
segretario Sabina Radicale


[1] Ordine del Giorno approvato nella seduta del 29 aprile:

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=9/03002/018&ramo=CAMERA&leg=18

[2] https://www.repubblica.it/politica/2020/09/30/news/banda_aspettativa_indagine_interna_polizia-269002625

[3] https://sabinaradicale.it/2017/05/15/per-favore-poniamo-fine-alla-umiliazione-dei-piccoli-comuni/

[4] http://www.ancilazio.it/varone-necessario-reintrodurre-la-raccolta-firme-per-la-presentazione-delle-liste-e-dei-candidati-nei-piccoli-comuni/

[5] Proposta di legge Fusacchia: https://www.camera.it/leg18/126?tab=&leg=18&idDocumento=1706&sede=&tipo=

[6] Proposta di legge Augussori (Lega): http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/51573.htm

[7] Proposta di legge Taricco (PD): http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/testi/51985_testi.htm

[8] http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/documenti/51573_documenti.htm

Scuole chiuse: Cicchetti ha deciso in base a cosa?

Il sindaco Cicchetti non ha dato sufficienti spiegazioni alla cittadinanza in merito alla sua decisione di mantenere le scuole chiuse a Rieti, nonostante la riapertura decisa dalla Regione Lazio.

Cicchetti dichiarò tempo fa che essere “massima autorità sanitaria del comune” non gli desse più poteri che la obbligata firma di qualche TSO. Ora invece chiude le scuole adottando una misura restrittiva rispetto alla Regione. Qualcuno deve aver informato Cicchetti che in effetti dei poteri in materia sanitaria li ha, eccome, e questo è un bene. Tuttavia il potere si esercita, anche autocraticamente, fornendo gli elementi su cui si basa e trasparenza sulle motivazioni.

Dalla nota del Comune di Rieti si legge che “la decisione, a tutela della salute pubblica, è stata assunta anche in considerazione del fatto che la riapertura delle scuole in presenza per soli due giorni, prima della sospensione per le vacanze pasquali, esporrebbe la popolazione al rischio di contagio proprio nel periodo di maggior diffusione di nuove varianti che risultano essere più aggressive sulla popolazione giovanile”.

Innanzitutto ricordiamo che già il Presidente di Regione, in base al fattore di nuovi contagi settimanali, avrebbe titolo per lasciare comunque sia Rieti città che la provincia in zona rossa, essendo entrambe da giorni stabilmente ben oltre la quota di 250 contagi settimanali per 100mila abitanti (280 per il comune, 306 per la provincia).

Se fossero i dati epidemiologici generali ed ufficiali ad aver mosso Cicchetti, egli avrebbe dovuto rivolgersi a Zingaretti e sollecitare il proseguimento della zona rossa.

Invece la sua attenzione si è rivolta alle sole scuole. Ma che evidenze ha Cicchetti che le scuole di Rieti rappresentino una eccezione rispetto a quanto dimostrato nello studio su 7,3 milioni di soggetti, recentemente pubblicato su The Lancet, che dimostra l’assenza di correlazione tra riapertura delle scuole e diffusione del virus? Se gli insegnanti sono stati vaccinati con priorità insieme agli anziani, che senso ha tenere le scuole chiuse? Verrebbe da pensare che la ASL abbia fornito al Comune dati estremamente allarmanti sulle scuole, ma quali sono?

Nella stessa nota si legge infatti che “a chiedere di posticipare il rientro in presenza al 7 aprile per le attività didattiche del primo ciclo, erano stati anche alcuni dirigenti scolastici con una nota inviata al Sindaco nella mattinata odierna”, e la ordinanza specifica quali, anche citando le motivazioni che sarebbero (oltre alla allarmante – per tutti e tutti i luoghi – situazione epidemiologica) le “disposizioni di quarantena che coinvolgono alunni e personale”.

Dato per scontato che tre dirigenti sui cinque degli istituti scolastici cittadini non sono un comitato tecnico scientifico di epidemiologi, il fatto che la ordinanza citi virgolettando questo passaggio sulle quarantene fa capire che la richiesta sia stata di carattere organizzativo. Ma studenti e genitori hanno meno dignità e meno problemi organizzativi dei presidi? Sono stati ascoltati?

Queste disposizioni di quarantena inibiscono la ripresa di qualsiasi attività? E dove? E per quanto: finora non sono state gestite e come lo saranno da dopo Pasqua?

Poi forse la sanità pubblica o l’organizzazione scolastica non sono stati il solo motore della decisione: sulla stampa si legge che con questi giorni di chiusura si possono ultimare dei lavori edili, i quali verrebbe da pensare che evidentemente non possano essere svolti quando le scuole sono fisiologicamente chiuse (pomeriggio, festivi).

Triste vicenda questa che, così come presentata, conferma l’opacità delle decisioni autocratiche di Cicchetti, l’andare dietro ad istanze personali o corporative a scapito dell’interesse pubblico, che – specie in una città come Rieti – sta nella istruzione e nella qualità delle future generazioni.