Anche i detenuti di Rieti firmano per il Referendum Cannabis

e riemerge necessità della nomina del Garante Comunale

Sono questi i giorni del deposito in Cassazione delle firme per la richiesta di Referendum Cannabis Legale, raccolta che aveva immediatamente raggiunto, con il solo online, le 500mila sottoscrizioni necessarie.

Con la proroga per la consegna a fine ottobre, necessaria ai Comuni per riuscire a certificare le firme, si era nel frattempo aperta la possibilità di firme anche “con la penna biro”.

Sabina Radicale ha pensato di approfittarne per darne la possibilità anche ai detenuti di Rieti, nella Casa Circondariale dove, secondo il rapporto Antigone di fine anno, un detenuto su quattro è classificato come “tossicodipendente in trattamento”.

Quindi, dopo l’accesso di settembre per i referendum Giustizia Giusta ed Eutanasia Legale, ci siamo recati di nuovo al carcere di Rieti in una delegazione composta da Marco Giordani e Marco Arcangeli, a cui si è unita Morena Fabi presidente della Camera Penale di Rieti, in veste di autenticatrice.

La proposta di referendum è stata accolta molto positivamente dai detenuti. Ricordiamo che secondo il “Libro Bianco” di Forum Droghe un detenuto su tre entra in carcere per violazione del solo art. 73 (Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope), escludendo quindi l’art. 74 che ne punisce l’associazione. Essi conoscono quindi molto bene il tema: non sono mancate considerazioni da parte di detenuti sulla necessità di legalizzare al fine di togliere i profitti alla mafia; qualcuno ha persino convintamente firmato pur dichiarando che “nonostante questo gli avrebbe tolto il lavoro” (che evidentemente avrebbe intenzione di non riprendere una volta tornato alla vita libera).

Benché la nostra non fosse una visita ispettiva, diversi detenuti ci hanno chiesto un riferimento per perorare proprie richieste (tutte in qualche modo collegate alla necessità di salvaguardia dei propri affetti familiari, base per una nuova vita a fine pena).

Dall’amministrazione ci è giunta invece la considerazione che alla frequenza delle nostre visite non corrisponda un pari impegno da parte della città, intesa come amministratori ma anche come “società civile”. Non solo mancano opportunità di lavoro, ma ci sarebbe bisogno di più occasioni di cultura, di attività, di interscambio e conoscenza; ma anche di sensibilizzazione dei cittadini liberi da parte delle amministrazioni. A mo’ di esempio, ricordiamo come In una visita del 2018, segnalando la povertà degli attrezzi della palestra, invitavamo il Consigliere delegato allo sport ad attivarsi verso le palestre cittadine per una donazione di attrezzature nella abituale rotazione delle stesse; non ci fu riscontro, se non ironie sui social.

Crediamo che quanto, pur a margine della raccolta, abbiamo raccolto dai principali attori di quel mondo segnali ancora una volta la mancanza di un Garante per i Diritti delle Persone Private della Libertà Personale, che sia più prossimo di quello regionale e che si interfacci con la città; cioè quanto il Comune di Rieti prevede con quella figura, istituita otto anni fa ma mai nominata dalle due amministrazioni che si sono finora succedute. 

Non ci illudiamo che questo sia un tema delle prossime elezioni ma, per quanto riguarda Sabina Radicale, sarà una condizione.

Un’amministrazione non può più fare a meno della partecipazione dei cittadini.

Oggi sul sottopasso ma anche in futuro.

Il dibattito sul “sottopasso di Viale Maraini” coinvolge diversi aspetti, ma a parere di Sabina Radicale si trascura il vero tema.

Il primo aspetto, quello più noto e dibattuto, è l’impatto su viale Maraini del sottopasso stesso.
Pensato dalla amministrazione per “unire” due pezzi di città, rischia di essere vissuto come la spezzi tra un “di qua” ed un “di là”. Questo danneggiando irrimediabilmente anche l’estetica e la funzionalità (in ottica di una non lontana mobilità meno automobilistica) del viale che, con un futuro sviluppo delle aree ex industriale, dovrebbe diventare il nuovo baricentro della città.

Il secondo aspetto è l’impatto che l’attuazione del piano avrebbe sul traffico cittadino – tra l’altro bloccando la città intera per tutti i mesi che l’opera richiederà: il sottopasso renderà il traffico automobilistico più scorrevole lì, qualche volta nella giornata, ma andrebbe considerato cosa comporterà lo sbarramento per sempre di Via Molino della Salce-Viale dei Flavi e di Via Angelo Maria Ricci-Via Porrara, con per di più un aumento del traffico in due punti che non sembrano strutturati al meglio per sostenerlo: il ponte a Porta d’Arci, già oggi un imbuto, e la “rotatoria” intorno al McDonald (con parcheggio e negozi interni).

E’ evidente come una simile “rivoluzione” del traffico non possa essere affrontata senza un serio studio sui suoi impatti. Non già un PUT, la cui proposta – pur pagata dai contribuenti – giace nei cassetti del Comune, giacché esso prevede una riorganizzazione dei flussi senza creazione (o eliminazione) di nuove strade, ma un PUM (Piano Urbano di Mobilità).

Il vero tema, su cui vogliamo richiamare l’attenzione è però un altro: non è concepibile che una tale decisione, che avrà notevoli conseguenze – positive o negative -, venga presa da un singolo, pur a suo tempo legittimamente eletto, senza un reale coinvolgimento ed informazione alla città sui vari aspetti che il progetto comporta.

Questo della partecipazione e del coinvolgimento della comunità non è uno vezzo ideologico, come fu interpretato da Cicchetti sin da appena reinsediato, allorché cancellò le consulte cittadine con la scusa della partecipazione degli extracomunitari (sic!). Lo stesso Statuto del Comune di Rieti, predisposto durante la consiliatura Emili, recita che “Il Sindaco promuove riunioni di cittadini, di enti, di associazioni rappresentative della realtà comunale per informarli sull’attività del Comune e sugli obiettivi che l’Amministrazione intende perseguire in ordine ai più rilevanti problemi della comunità e per recepirne indicazioni.”

I tempi a cui a brevissimo andremo incontro saranno guidati dalla necessaria transizione ecologica che, per gli obiettivi che si pone, richiederà infrastrutture, impianti e scelte che avranno impatto reale sul quotidiano dei cittadini; tutti e ovunque. Viste le esperienze di difficoltà finora sperimentate ciò sarà possibile nel nostro Paese solo con una partecipazione informata, partecipata, convinta delle comunità.

Stavolta sarà indispensabile, e non solo come slogan elettorale, riavvicinare i cittadini alle istituzioni. La riconquista della fiducia, un approccio più trasparente da parte di chi applica le misure e la partecipazione attiva di chi le vive ogni giorno diventeranno, anzi sono già adesso, necessità ad ogni livello amministrativo. Radicali Italiani ha appena lanciato una campagna per la transizione ecologica che pone la urgente necessità, tra le altre cose, di questo approccio.[1]

Per questo motivo, come radicali riteniamo proprio il tema della partecipazione attiva un fattore ineludibile per una amministrazione locale. Tutto il resto – le piste ciclabili monodirezionali, le acacie o robinie che siano, il sottopasso, ma anche via Vazia o il cedro – sono problemi che se ben si osserva sono a cascata di quello.

Per i tempi che il progetto sui passaggi a livello ha di fronte a sé, sarà la prossima amministrazione a doverlo fronteggiare. Sarà l’amministrazione di Cicchetti o della sua eventuale continuità capace di questa apertura che necessariamente non potrà essere su una questione sì e su una no?

Non si direbbe che ne sia o che ne sarà capace: le dichiarazioni che tuttora vengono dal Palazzo Comunale appaiono di un’altra epoca, e si sapeva, ma sono incompatibili con l’epoca in cui siamo appena entrati.


[1] https://radicali.it/unasceltaradicale/